Sono innamorato del libro di Geremia: non lo nascondo.
Proprio per questo motivo ogni volta che lo leggo, e ciò accade spesso, rimango sempre affascinato e meravigliato, toccato e segnato profondamente.
Uno dei passi forse più celebri dell'intero libro - Geremia 18 - mi ha "ispirato" (uso una parola grossa dal momento che non sono tecnicamente un poeta o un letterato) una piccola "poesia" che qui pubblico.
"Vai alla casa del vasaio,
Geremia,
vai e guarda la Mia parola incarnata;
questa volta non in un ramo di mandorlo fiorito
e nemmeno in una pentola rovesciata,
ma nelle mani callose del vasaio.
E lì, ascolta la Mia voce
e scorgi in quelle mani
il Mio cuore:
Io,
il Dio che si sporca le mani."
La Bibbia: non la solita storia dell'uomo che cerca Dio, ma la storia di Dio che cerca l'uomo, non la storia di uomini che elevano i loro animi a purezza tramite ascetismi e discipline rigide, ma la storia di Dio che si sporca le mani per fare di blocchi di argilla amorfi, vasi.
Vasi che portino l'inconfondibile impronta del Mastro tornitore.
giovedì 19 luglio 2007
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