giovedì 19 luglio 2007

le mani di Dio

Sono innamorato del libro di Geremia: non lo nascondo.
Proprio per questo motivo ogni volta che lo leggo, e ciò accade spesso, rimango sempre affascinato e meravigliato, toccato e segnato profondamente.

Uno dei passi forse più celebri dell'intero libro - Geremia 18 - mi ha "ispirato" (uso una parola grossa dal momento che non sono tecnicamente un poeta o un letterato) una piccola "poesia" che qui pubblico.

"Vai alla casa del vasaio,
Geremia,
vai e guarda la Mia parola incarnata;
questa volta non in un ramo di mandorlo fiorito
e nemmeno in una pentola rovesciata,
ma nelle mani callose del vasaio.

E lì, ascolta la Mia voce
e scorgi in quelle mani
il Mio cuore:
Io,
il Dio che si sporca le mani."

La Bibbia: non la solita storia dell'uomo che cerca Dio, ma la storia di Dio che cerca l'uomo, non la storia di uomini che elevano i loro animi a purezza tramite ascetismi e discipline rigide, ma la storia di Dio che si sporca le mani per fare di blocchi di argilla amorfi, vasi.
Vasi che portino l'inconfondibile impronta del Mastro tornitore.

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