"Statura torregiante": mi piace questa definizione che il grande Barenboim dà della musica di Bach e del compositore stesso (citazione presa in prestito da "La musica sveglia il tempo", prezioso libro del direttore di orchestra di origini argentino-ebraiche).
Johann Sebastian Bach è da sempre il "mio" compositore. Non solo perchè la sua musica è semplicemente geniale, e qui potrei continuare con aggettivi su aggetivi tale è il mio amore viscerale, ma anche perchè pulsa di uno spirito profondamente legato alle grandi verità che la Riforma protestante, Lutero in primis, mise nuovamente in luce, dopo periodi di chiaroscuro non sempre esaltanti. Nella musica di Bach il Vangelo di Gesù Cristo stesso scorre tra le note che si inseguono l'una dopo l'altra sul pentagramma.
Come ha eccellentemente sottolineato Gianni Long, in un libro edito da Claudiana nel lontano 1985 (almeno questo la data che riporta l'ultima pagina del volume), nell'opera di Bach emergono tre tematiche principali connesse strettamente alla teologia di Lutero e a tre nuclei Biblici fondamentali (lo stesso dottor Martino darebbe più importanza alla parola della Scrittura; del resto il Sola Scriptura per lui non era soltanto un pio desiderio, ma un modus operandi intelligente, personale, sentito che rese unici i suoi sermoni e i suoi scritti); esse sono la dottrina della Trinità, la theologia crucis e il principio del Sola Gratia.
Non voglio qui dilungarmi in tanti particolari, musicali e teologici, anche se credo sarebbe cosa tremendamente interessante. Voglio solo condividere la gioia che provo nell'ascoltare un'opera unica come la passione secondo San Matteo (che sintetizza tutto questo in maniera eloquente e "mistica") di cui bastano le quattro battute iniziali,(che meraviglia il pedale di tonica martellante sopra il quale le voci degli archi e dei fiati si inseguono), di cui basta ascoltare il breve segmento in cui i soprani in ripieno cantano "O Lamm Gottes unschuldig", di cui basta in definitiva davvero poco per innamorarsi (e come esprimere ciò che veicola al cuore e allo spirito quell'aria dove il tenore intona "Ich will bei meinem Jesu wachen" preceduto da un tema dell'oboe a dir poco sensazionale?)
Inoltre le parole che il coro e i solisti intonano sono meravigliose; e qui spunta il più che felice connubio tra Bach e il suo "librettista", il mitico Picander (al secolo Christian Friedrich Henrici). Sempre per condivedere questa gioia musical-teologica, ecco un assaggio del testo cantato:
Venite, figlie, unitevi al mio lamento!
Guardate! - Chi? - Lo sposo.
Guardatelo! - Come? - E' come un agnello!
O Agnello di Dio immacolato,
ucciso sulla croce,
Vedi! - Che cosa? - La sua virtù.
Sempre paziente,
sebbene deriso da tutti.
Guardate! - Dove? - Alle nostre colpe.
Hai preso su di te le nostre colpe,
salvandoci dalla perdizione.
Vedete come, nella sua misericordia,
Porta il legno della Croce!
Gesù abbi pietà di noi!
So che con queste mie parole non riesco a rendere giustizia alla profondità di questa musica (soprattutto se è musica intensa come quella proveniente dalla penna di Bach) perchè come dice il già citato Barenboim "essa è nel mondo, ma è anche fuori dal mondo"; d'altro canto non avevo nessun altro scopo se non aprire una parte del "flusso di coscienza in diretta da San Giuliano Mare" per condividere con altri una gioia forse piccola, ma significativa e preziosa.
E per non tradire lo spirito con cui queste note furono scritte, la miglior conclusione, sia come preghiera sia come ringraziamento sia come danza di felicità, consiste nel terminare tale "riflessione" con le parole con cui lo stesso Johann Sebastian concludeva le sue opere.
Soli Deo Gloria
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